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Archive for febbraio 2010

Dopo un periodo di assenza causa esami, rieccomi qui. Devo ammetterlo, scrivere nel mio piccolo spazio mi è mancato! Soprattutto perchè ci sono state senz’altro almeno 3-4 giornate/serate che non vedevo l’ora di “immortalare” qui. In primis, la serata di due mercoledì fa.

Dopo una lunga giornata – studio, esame di linguistica, pranzo di corsa, giri in centro, cena -, verso le 22.15 io e Anita usciamo di casa, dirette verso l’Irish pub, dove ci aspettavano – per le 22 – Anna,Luca, Matteo e il Tandem Language. Il nostro viaggio si conclude circa un minuto dopo, sul pianerottolo, quando scopriamo che la chiave non gira nella serratura e non riusciamo ad inchiavare la porta e tantomeno ad entare in casa! Chiamiamo il padrone di casa, Carmelo, che dopo una ventina di minuti arriva con una cassettina degli attrezzi e si mette ad armeggiare con la chiave ed un paio di pinze. Nel frattempo, alla Compagnia del Pianerottolo (io, Anita, un povero condomino di passaggio che avevamo braccato per farci aiutare) si erano uniti Luca e Matteo, che alle 22.30, mentre noi scrivevamo “Scusate il ritardo!! siamo bloccate sul pianerottolo”, stavano giusto giusto uscendo di casa (…). Dopo qualche minuto di tentativi, Carmelo dichiara con voce grave: “Non c’è niente da fare, bisogna chiamare i vigili del fuoco”. Dopo un minuto di pianificazione strategica – “ma cosa devo dire? che siamo bloccate fuori? e poi? devo chiedere che vengano? chiedere “l’intervento”? “Sì, Anita, e devi fare la voce da ragazza spaventata e indifesa, mi raccomando, funziona meglio”  “…” -, Anita telefona, i vigili del fuoco specificano che l’intervento costerà sui 200 euro e, dopo qualche domanda, si decidono a partire.

Nei dieci minuti di attesa, io (che contavo le mattonelle del pavimento per non scoppiare a ridere), Anita, Luca e Matteo ( con espressioni sconcertate), veniamo sommersi dalle raccomandazioni di Carmelo:

“voi ragazze, mi raccomando, fingetevi indifese, e spaventate.”

“E non sorridete, siete spaventate (?), siete nel panico (????), loro vengono a salvarvi (!!!)”

“Anna, non ridere, sennò pensano che scherziate!”
“Ma Carmelo, la porta è bloccata, è un dato di fatto”
“Ehhh ma non si sa mai” (???)

“e dite che c’è un gattino: se voi dite che c’è un gattino dentro l’appartamento e che avete paura muoia di fame – (???) – loro non vi chiederanno i soldi dell’intervento!”

“Ma Carmelo, noi non abbiamo un gattino!”
“Ma loro non lo sanno!”
“Sì, ma se dopo che hanno aperto la porta non lo trovano, cosa facciamo?”
“Beh ma non lo cercheranno mica!”

“E io andrò a nascondermi in macchina, è meglio se vedono solo voi ragazze. Sì, sì, è meglio.”
“…”
“E sarebbe meglio se anche loro, i vostri amici, magari.. sì, insomma, si nascondess… ”
(in coro) “NO LORO RESTANO QUI!”
“Eh, va bene, dai.”

Dopo un’ultima – ma densa di significato – battuta  (“Anita, io ora sono un vigile del fuoco, dimmi che hai un gattino!” , Anita: “What?!?”, Anna: “HAHAHA!!!”), Carmelo esaurisce il copione delle raccomandazioni e torna in macchina. Dopo qualche minuto, una scena degna dei migliori film apocalittici: il camion dei pompieri parcheggiato in fondo alla via (chiusa) e nell’oscurità, rotta solo dalle luci dei lampeggianti, si vedono 5 sagome avanzare a passo sicuro (ndr: uno, in realtà, aveva più la camminata da Jack Sparrow). Saliamo tutti sul pianerottolo, che inizia ad essere effettivamente troppo stretto, e dopo qualche domanda e qualche bottarella alla porta (per verificare che non fosse di cartoncino, presumo) i vigili si mettono all’opera. Per una come me, che ha letto molti fumetti e visto poca realtà, la prossima mossa sarebbe stata sicuramente sfondare la porta (Paperino ci riusciva con una spallata, e nello stesso modo la Banda Bassotti apriva la cassaforte di zio Paperone – con l’ausilio dello stetoscopio, ovvio – ), oppure tirar fuori qualche strumento incredibilmente sofisticato (una forcina per capelli?) per forzare la serratura. Invece no, si mettono all’opera con una specie di foglio plasticato che, visto in controluce, si scopre essere una radiografia! (Non sono matta, si vedevano due polmoni.) A turno uno di loro si inginocchia davanti alla porta provando a far scivolare il foglio nella fessura tra la porta e lo stipite, mentre gli altri 4 spingono la porta. Nulla. Ad un certo punto arriva il turno di Jack Sparrow, che con una zeppola pronunciata dà voce alla problematica : “Qua non zi capizce, io non zo trovare il punto G!”.
Ah, bene. Io ed Anita ci guardiamo ed è una vera fortuna, in quel momento, che stiano tutti osservando la porta…
Ad un certo punto Anita esclama ad alta voce: “Chissà la Laila (ndr: Luca e Matteo hanno una gattina che si chiama Laila), poverina, come sarà spaventata!”. Sto per lanciarle un’occhiata interrogativa (e chiedendomi perchè mai avesse scelto proprio quella sera, per perdere tutte le rotelle, non ne avevamo già abbastanza?!) ma poi capisco che è un debole tentativo per la strategia “abbiamo un gattino chiuso dentro”… e non ce la faccio a rispondere, continuo a ridere il più silenziosamente possibile…

Finalmente la porta si apre, i vigili si rialzano subito in piedi per riprendere l’aria seria e il contegno leggermente fiero (d’altronde, sconfiggere una porta in un gelido mercoledì notte è mica cosa da poco) , lanciano un’occhiata al nostro appartamento (soffermandosi sul nostro stendino sommerso dai jeans, ehm) e con aria solenne uno di loro ci dice : “Tranquille ragazze, siamo a posto così”, facendo un cenno ad Anita che stava mettendo mano al portafogli.  E se ne vanno, quasi ignorando Luca e Matteo, rimasti sul pianerottolo.

Dopo 5 minuti, ritorna Carmelo, per “controllare i danni”, ci smonta la serratura – erano ormai passate le 23, ma noi eravamo ancora determinate a raggiungere gli altri all’Irish- e, quando scopre che i pompieri non hanno voluto soldi, quasi scoppia dalla felicità e rimettendo subito nel portafoglio i duecento euro che ci aveva lasciato, ce ne lascia 20 (“Con questi, fatevi una bevuta!”).  Finalmente, poco dopo usciamo, socchiudendo la porta alla bell’e meglio e chiudendo a chiave l’inferiata (in quel momento capisco l’importanza fondamentale dell’inferiata), con il nostro “fondo bevute” nella borsa di Anita e il sorriso stampato in faccia.

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