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Archive for novembre 2010

That’s me trying.

So cosa vorrei scrivere e so anche che non lo scrivero’. Tanto c’è chi saprà leggere tutto quanto lo stesso.

L’unica certezza che ho al momento è che il tempo va sempre avanti, le settimane passano anche quando sembra impossibile, e le cose cambiano anche quando ogni tuo sforzo è diretto a mantenere quella piccola bolla rosa che ti piace tanto. E un’altra cosa certa è che non ha assolutamente importanza come ti poni davanti a tutto questo, alla fine non ha importanza, lo devi accettare e basta, il come è secondario. Sono arrivata fin qui scalciando e puntando i piedi, e sto scrivendo queste righe in maniera assolutamente indifferente, per una volta.

Io non so come facciano gli altri. Io, io rimango abbracciata ai ricordi e alle piccole cose che piu’ di ogni altra cosa fanno stare bene, bene davvero. La camomilla in cucina. I cookies ed un post-it sul letto. La maglietta del sushi. Il mascarpone alle 4 di mattina. Piazza Maggiore di notte. I post-it sul frigo.
Le conversazioni di tutti i giorni che lo capisci dopo quanto ti mancano.
E alle persone che continuano a fare le mie giornate. Spero non mi mancheranno mai sul serio.

Per oggi posso dire, che Giulia e Diana hanno davvero fatto la mia settimana.

“Sai tesoro, stare con qualcuno non è per niente tutto “rose e fiori”. E questo non te lo dice mai nessuno prima.”

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Sono a Tolosa. E le giornate iniziano a passare quasi velocemente, delle piccole cose diventano routine. E’ una constatazione che ancora mi lascia sbalordita, quindi non spenderò più di due righe per citarla, quasi avessi paura di mandarla in mille pezzi.

Da un passaparola dell’ultimo minuto di domenica sera, un messaggio in piena notte per annullare l’ennesimo impegno con la pazientissima Anais, una chat alle 3 di notte per stabilire gli orari (“you know what?” “..youre going to sleep just with half of your pijama on?” “no.. you go to bed!!”), è nata una fantastica giornata ad Albi. Io, Zuzka, Igor, Marie. La twingo rossa di Zuzka. La pioggia, tanta. Il mio ombrello (fino a metà giornata) e il k-way viola di Igor. Il pranzo più economico che si potesse trovare – un menu kebab, ovviamente – condito da conversazioni su relazioni,daniel faucher, badminton.

“Mi avete inviato un messaggio alle 3 di notte per spostare l’ora, perchè eravate svegli alle 3 di notte?!”
“Perchè eri sveglia alle 3 di notte?”
“Scrivevo una mail, perchè eri sveglio alle 3 di notte?”
“Per scoprire perchè TU eri sveglia alle 3 di notte!”

La cattedrale di Sainte-Cécile. Mi accorgo che non mi fa più lo stesso effetto entrare nelle chiese, specialmente nelle cattedrali, in cui ci si smarrisce come un minuscolo puntino in mezzo all’oro e al marmo. Sainte-Cécile mi ha incantata, con la sua bellezza assoluta e la sua fredda perfezione, così lontana, così poco umana. Stupidamente, la prima cosa che ho pensato guardandomi attorno è stata “una volta qui c’era Dio”. Per chi a fine ‘500 ha dipinto gli affreschi, decorato le volte, ammobiliato l’altare. Cinquecento anni dopo, io non so se c’è un Dio, e se volessi trovarlo, non lo cercherei a Sainte-Cécile.

Oggi, tre ore di AG (assemblea generale) degli studenti, a Le Mirail. Ho trascinato con me il povero Florian, addirittura in anticipo per trovare posti a sedere. Abbiamo “ascoltato” due ore di dibattito, che consisteva in studenti e non che sfilavano davanti all’auditorio, tenendo il microfono due minuti ciascuno, cercando di vendere ragioni per votare pro o contro come fossero state offerte di un’agenzia di viaggi. Dovresti andare di qua, perchè è una città storica e allo stesso tempo località balneare, questo pacchetto in più offre i trasporti e l’albergo. Dovete votare per il bloccaggio, perchè noi si deve protestare contro questa riforma, e se blocchiamo potremo fare questa e quest’altra attività culturale, e Lione e Montpellier ci verranno dietro..
Dopo i primi 10, la cosa ha iniziato ad essere piuttosto ciclica: in fin dei conti, secondo me, non c’erano nemmeno 10 ragioni valide per bloccare l’università, quindi far parlare 50 persone o più voleva dire solamente allungare un po’ il brodo. Ne siamo usciti quasi distrutti, per lo slang che capivamo a malapena, le urla – per quanto mi riguarda, parlo delle due professoresse sedute accanto a me che si infuriavano non appena qualcuno osava prendere la parola contro il bloccaggio, gli applausi e i cori. Con un sistema di voto altamente discutibile – il conteggio delle mani alzate – abbiamo votato in giardino, poichè essendo 2000 non era possibile contare dentro l’anfiteatro. In giardino invece sembrava un gioco da ragazzi, e per “una manciata di voti” (?) abbiamo schivato i “picchetti duri” (blocco totale e indeterminato). Certo, fino a martedì prossimo, perchè a quanto pare la maggioranza era contro il blocco, ma ansiosa di rimettere in discussione tutto quanto la settimana prossima. Non serve aggiungere, credo, che io mi guardavo intorno come fossi stata sulla Luna – per me l’intera situazione è assurda, dall’inizio alla fine, e finchè non se ne vede una fine, aspetterò a dire l’ultima parola.

Il modo migliore per concludere la giornata era un film, un film francese – che meraviglia, ovviamente in lingua originale. Nonostante non sia per niente soddisfatta del mio livello di lingua e mi senta perennemente in colpa – essere qui e non avere alcun risultato, con la perenne spada di damocle dei miei compagni che lavorano sodo a Bologna, è estremamente frustrante – , per questa sera non è andata poi così male. Ho capito il film, molti dialoghi e, almeno in parte, la psicologia dei personaggi. Fuori dalla sala, c’era comunque Anais con la sua parlantina ai 200 km/h a riportarmi al mio pensiero fisso – devo assolutamente, assolutamente migliorare. Tornata a casa, comunque, skype, il sito di Repubblica, il blog da scrivere e il cappuccino hanno vinto 10 a 0 sulla grammatica francese. Fare certe piccole cose qui mi stanca enormemente, ancora non mi so spiegare il perchè. E quando ritorno nella mia camera, l’ansia di recuperare i contatti col mondo vince quasi sempre sui libri. Ma per domani, largo ai buoni propositi: biblioteca.
Ancora ogni mattina è strano risvegliarsi qui e ripassare mentalmente le cose da fare durante la giornata e aspettare impaziente che il computer si accenda per controllare se tutto è rimasto ancora come l’ho lasciato la sera prima.
Mi mancano quelle persone che nel mio universo sono la mia chiesa, la mia scuola, la mia casa, il mio santuario.

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