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Archive for gennaio 2011

Sveglia alle 8.00, mitico cappuccino carrefour, attesa di 2 autobus mai passati, arrivo in facoltà ore 9.40 (pas mal, tenendo conto che il viaggio è di 20 minuti.. ).

Xélha è seduta in corridoio che mi aspetta per fare l’esame. Poco dopo andiamo dal prof, riceviamo il foglio con due esercizi che saranno parte del nostro esame. Abbiamo 20 minuti per farci un’idea di quello di cui parleremo, e ovviamente nessuno libro/dizionario.Sul più bello ci fermiamo davanti ad un’espressione comunissima. Io sono sicura del significato, ma sicura, ma se la sbaglio all’esame, argh, ma sono davvero sicura? Riesco a – letteralmente – acciuffare Anne-Kathrine che fino a quel momento procedeva con la sua fase REM nel corridoio, chiariamo l’espressione, e dopo 5 minuti partiamo per dare l’esame.

L’esame va, e anche abbastanza bene secondo me, finiamo a parlare dei nostri appartamenti e dei confini della Svizzera (gentile omaggio del professore). Quando finisce sono decisamente troppo felice di essere in vacanza, e volo all’eima con Anne-Kathrine, a prendere in giro Manu che ha il suo ultimo esame sabato. “Linguistique anglaise.. ça veut dire qu’il peut nous demander n’importe quoi, ça va etre troooop dur!”. Sono troppo felice persino per ridimensionare la sua vena drammatica.

Dopo pranzo si va di Tumballe, con Géraud che subentra all’ultimo solo per vincere, Igor che “il a pas encore compris comment ça marche…” “mais j’ai compris pourquoi tu mélanges les cartes comment ça! vas-y s’il te plait..” (è diventato un tormentone ormai). Io affondo beatamente nel divano quasi smarrita all’idea di non avere niente da fare fino a sera, Kathrin che vuole andare al mare, Géraud che appende le bandiere, Igor e Sebastian che fanno a gara a chi riesce a farlo cadere dal tavolo, Ginevra che vuole andare a sciare.

Giri giri e ancora giri per fare il mio orario, corsi che non esistono da anni ma sono ancora online, la mia coordinatrice che ovviamente non c’è, lezioni che si sovrappongono, caffé da Andrea condito da lamentele e progetti.
Finalmente a casa, doccia e budino e dopo un’ora ancora giù dalle scale per andare allo spettacolo di improvvisazione.

Spettacolo stupendo, ragazzi che avranno avuto la mia età in grado di improvvisare qualsiasi situazione! Io e Igor capivamo forse la metà di conversazioni a velocità allucinanti causa limiti di tempo e lunghe catene di imprecazioni in tolosano, ma era sufficiente a farci ridere tutto il tempo. Mentre decido che trascorrerò tutti i prossimi martedì al bar davanti ai prossimi spettacoli, mi viene in mente che né Zuzka, né Igor, né Kathrin ci saranno, ed ha tutto un altro sapore.

Finito lo spettacolo, immancabilmente Hooligans, dove ci aspettano tutti gli altri. Arrivano anche Géraud e Valentin, e dopo un debole tentativo di partecipazione al quiz del martedì – era il turno degli acronimi, e ne abbiamo trovati forse 3 su 15.. – siamo tutti troppo stanchi per festeggiare (anche se si tratta, per me e Anne-Kathrine della fine degli esami). Rimandiamo i brindisi a giovedì mentre Valentin e Géraud continuano con l’imitazione della mia R (“s’il te plait, dis moi une fois “mon refrigerateur”) e io rimango dell’idea che le riunioni Eima si passino tutto il tempo fra l’imitazione mia e dei cechi e dei vari altri studenti erasmus…
Io e Igor in bici verso Daniel Faucher, io per 3 quarti giù dalla sella e lui che pedala come un pazzo, “Igor scivolo!” “ça veut dire quoi?” “aucune idée, mais c’est pas bien!”, i progetti su come cambiare il mondo giusto davanti il batiment 5. O semplicemente, andiamo o no al mare domani?

[“Tu sais quoi, je veux pas rester en Italie. Il faut que ces choses changent, afin que je reste là-bas”
“Tu veux dire, il faut que tu restes pour changer tout ces choses”]

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Ho buttato via un semestre buttandomi a capofitto in un esame che non potevo riuscire a fare, e lasciando andare tutto il resto. Esigevo troppo da me stessa. O sono stata troppo sciatta e troppo fiacca per rincorrere quello che volevo. Questo resta da stabilire.

Ho buttato via un semestre perchè non volevo amici. Perchè non volevo fidarmi, affezionarmi, sentirmi tradita, stare male. Sono scappata via da qui tutte le volte che ho potuto, ho detto e fatto il meno possibile, sono mancata tutte le occasioni in cui avrei dovuto esserci.

Ho buttato via un semestre perchè nonostante questo, ho trovato una persona che quando sono stata costretta a ritornare, mi è venuta a prendere all’areoporto e ha cucinato per me, perchè sapeva come mi sentivo.
Ho trovato una persona che mi ha cercato per un mese su un telefono spento e poi è venuta direttamente in camera mia per capire se c’ero, come stavo.
Ho trovato una persona che ha cercato di aiutarmi allo sfinimento per un esame, che ha capito quando era ora di spronarmi, di mandarmi a letto, e di passarmi i fazzoletti.
Ho trovato una persona che mi ha fatto la spesa perchè sapeva che non avevo tempo di farla e che non avrei mangiato, e mi ha comprato il sugo alla bolognese perchè si ricordava che odio il pesto.

Credo che nemmeno loro sapessero quanto poco ci sarebbe voluto per ferirmi, per farmi allontanare, per darmi un pretesto per scappare. Che stavano camminando su un filo quasi invisibile e non so come, ce l’hanno fatta lo stesso.

E credo che ci volesse coraggio per andare a letto a dormire tranquilli,stasera.

Imparerò.

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Das Gemüt.

Sono tornata a Tolosa.
E continuo a ripetermi che qui sto bene, che conosco gente, che imparo (?) una nuova lingua, che nessuno nella storia è mai stato scontento di essere in Erasmus.
E la verità non la so neanche io, non lo so davvero dov’è il mio posto.
So solo che la mia autostima è crollata da mesi ormai, perchè sono circondata da gente molto più dotata di me per le lingue, perchè non trattengo le parole nuove, perchè certe persone mi mancano sempre e costantemente, perchè adesso dovrei studiare e non riesco ad aprire il libro, perchè quando sono qui ho letteralmente il terrore di stare da sola. Perchè quando succede, escono interventi come questo.
Io odio la distanza.

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