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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Ho riscritto e cancellato questa pagina almeno 6 volte e non ne vengo a capo.

Vorrei poter comprare da qualche parte una valigia dove poter mettere tutto quanto e tutti quanti; tutto ciò che non ho il coraggio di lasciare ancora.
Se qualcuno mi dicesse dove posso comprarla, quella valigia, attraverserei anche mezzo mondo per arrivarci.
Varrebbe la pena.

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Dovrebbe esistere da qualche parte un posto dove poter rivivere certi momenti all’infinito.
Dove nelle mail riesco a scrivere quello che vorrei scrivere.

Un posto dove riuscire a farti capire che non voglio cambiarti e non voglio che tu sia quello che non sei, che tu faccia gesti che non ti appartengono.
Un posto dove tu possa capire che per ogni compleanno passato da sola, ogni sorpresa mancata, ogni parola non detta, ogni fiducia persa e ogni speranza disillusa deve esistere un gesto che mi ridia un po’ di magia, un sorriso come quelli a piazza Maggiore di notte, un po’ di luce negli occhi. Un gesto da mettere in un angolo e ritirare fuori in momenti come questo.

In quel luogo che non esiste io sarei un’altra persona e riuscirei a farti vedere quanto è bello essere un po’ pazzi, rischiare, regalare quello che non si ha.

E sarei riuscita a parlarti di meno e raccontarti di più, e avrei saputo ciò che era giusto dire e ciò che non lo era.
E tu sapresti cosa fare per ritrovarmi….
Ma io sono in quel posto che non c’è.

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We just rock out.

Forse la prerogativa di quel posto che chiamiamo a tutti i costi “casa” è quella di non sembrare mai diverso; non importa se per un anno o dieci te ne vai in giro a esplorare il mondo, quando torni l’impressione è di non essere mai partito.
E allora si ricomincia. Le mattine con sveglia ideale alle 9 – sveglia reale alle 10.30, faccende in casa, giri, pranzo, “devo studiare!!” – “si anche io… facciamo merenda?”, Dante e Saba (ebbene si, un anno dopo, ancora a preparare lo stesso esame… ), “andiamo a correre?”, ritrovarsi in taverna a fare gli esercizi “per rassodare” (“questa è la posizione del cane, me l’ha insegnata il mio allenatore..” – “???”). Arrivare alle 18 già distrutta, doccia ultraveloce, arrivare in ritardo in castello – ma ovviamente l’unico puntuale è Edo… pizza, tavoli e comande e comande e tavoli, sorbetto di mezzanotte, “ohhh sono arrivati altri 15, riaprite tutto!”…finalmente puntare la sveglia e leggere “l’allarme sarà attivato fra 5 ore” ……

DIeci anni dopo (quando fa sentire vecchia iniziare una frase in questo modo? parliamone..), siamo sempre le stesse, con gli stessi sogni e dei progetti un po’ più definiti….. e il cuore dappertutto ma che non si sa dove sia.

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Dopo un lunghissimo periodo di silenzio – quello che in francia è chiamato “semestre”- trascorso a complicarmi la vita e a rimuginare su quanto mi sia illusa e delusa da sola, rieccomi di nuovo a scrivere.
Un mio amico mi ha convinta che fare la fatidica lista delle “10 cose per cui vale la pena vivere” fosse un buon modo per iniziare a riprendere in mano le mie priorità. Mi sono lasciata convincere, ma ovviamente ho iniziato a pensarci su, per almeno una settimana, finchè sono riuscita a non scriverla.
E stasera sono qui davanti al pc, un’amica che mi aspetta tra 20 minuti per il cinema, e mi sono detta che in 20 minuti posso davvero elencare queste 10 cose, per come mi vengono in mente e non per come escono dopo ore di attenta analisi.

1. Un caffè con le amiche. Decisamente al primo posto. Non c’è niente che non possa migliorare dopo una chiacchierata (nonchè attenta analisi dei fatti) con loro.

2. Tornare a casa dopo essere stati lontani per mesi. Sapere che c’è un posto a cui appartieni e dove vorrai sempre ritornare, anche solo per quel giorno all’anno.

3. Una persona che è in grado di farti sentire a casa dovunque, comunque.

4. Il cinema francese.

5. Le notti d’estate a Bologna. Le passeggiate. L’alba in piazza Maggiore.

6. Superare tutta la delusione che una sola persona può infliggerti.

7. Ritrovare in un cassetto lettere e oggetti che ti riportano ai più bei ricordi con una persona.

8. Imparare una nuova lingua.

9. Un “ti voglio bene” detto col cuore in mano.

10. I primi mesi. Quando inizi a conoscere una persona che anni dopo è ancora al tuo fianco. Guardarsi indietro assieme e capire quanto quei primi momenti sono stati irripetibili e fondamentali per le vite di entrambi.

Vorrei ricominciare da qui.

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Sveglia alle 8.00, mitico cappuccino carrefour, attesa di 2 autobus mai passati, arrivo in facoltà ore 9.40 (pas mal, tenendo conto che il viaggio è di 20 minuti.. ).

Xélha è seduta in corridoio che mi aspetta per fare l’esame. Poco dopo andiamo dal prof, riceviamo il foglio con due esercizi che saranno parte del nostro esame. Abbiamo 20 minuti per farci un’idea di quello di cui parleremo, e ovviamente nessuno libro/dizionario.Sul più bello ci fermiamo davanti ad un’espressione comunissima. Io sono sicura del significato, ma sicura, ma se la sbaglio all’esame, argh, ma sono davvero sicura? Riesco a – letteralmente – acciuffare Anne-Kathrine che fino a quel momento procedeva con la sua fase REM nel corridoio, chiariamo l’espressione, e dopo 5 minuti partiamo per dare l’esame.

L’esame va, e anche abbastanza bene secondo me, finiamo a parlare dei nostri appartamenti e dei confini della Svizzera (gentile omaggio del professore). Quando finisce sono decisamente troppo felice di essere in vacanza, e volo all’eima con Anne-Kathrine, a prendere in giro Manu che ha il suo ultimo esame sabato. “Linguistique anglaise.. ça veut dire qu’il peut nous demander n’importe quoi, ça va etre troooop dur!”. Sono troppo felice persino per ridimensionare la sua vena drammatica.

Dopo pranzo si va di Tumballe, con Géraud che subentra all’ultimo solo per vincere, Igor che “il a pas encore compris comment ça marche…” “mais j’ai compris pourquoi tu mélanges les cartes comment ça! vas-y s’il te plait..” (è diventato un tormentone ormai). Io affondo beatamente nel divano quasi smarrita all’idea di non avere niente da fare fino a sera, Kathrin che vuole andare al mare, Géraud che appende le bandiere, Igor e Sebastian che fanno a gara a chi riesce a farlo cadere dal tavolo, Ginevra che vuole andare a sciare.

Giri giri e ancora giri per fare il mio orario, corsi che non esistono da anni ma sono ancora online, la mia coordinatrice che ovviamente non c’è, lezioni che si sovrappongono, caffé da Andrea condito da lamentele e progetti.
Finalmente a casa, doccia e budino e dopo un’ora ancora giù dalle scale per andare allo spettacolo di improvvisazione.

Spettacolo stupendo, ragazzi che avranno avuto la mia età in grado di improvvisare qualsiasi situazione! Io e Igor capivamo forse la metà di conversazioni a velocità allucinanti causa limiti di tempo e lunghe catene di imprecazioni in tolosano, ma era sufficiente a farci ridere tutto il tempo. Mentre decido che trascorrerò tutti i prossimi martedì al bar davanti ai prossimi spettacoli, mi viene in mente che né Zuzka, né Igor, né Kathrin ci saranno, ed ha tutto un altro sapore.

Finito lo spettacolo, immancabilmente Hooligans, dove ci aspettano tutti gli altri. Arrivano anche Géraud e Valentin, e dopo un debole tentativo di partecipazione al quiz del martedì – era il turno degli acronimi, e ne abbiamo trovati forse 3 su 15.. – siamo tutti troppo stanchi per festeggiare (anche se si tratta, per me e Anne-Kathrine della fine degli esami). Rimandiamo i brindisi a giovedì mentre Valentin e Géraud continuano con l’imitazione della mia R (“s’il te plait, dis moi une fois “mon refrigerateur”) e io rimango dell’idea che le riunioni Eima si passino tutto il tempo fra l’imitazione mia e dei cechi e dei vari altri studenti erasmus…
Io e Igor in bici verso Daniel Faucher, io per 3 quarti giù dalla sella e lui che pedala come un pazzo, “Igor scivolo!” “ça veut dire quoi?” “aucune idée, mais c’est pas bien!”, i progetti su come cambiare il mondo giusto davanti il batiment 5. O semplicemente, andiamo o no al mare domani?

[“Tu sais quoi, je veux pas rester en Italie. Il faut que ces choses changent, afin que je reste là-bas”
“Tu veux dire, il faut que tu restes pour changer tout ces choses”]

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Ho buttato via un semestre buttandomi a capofitto in un esame che non potevo riuscire a fare, e lasciando andare tutto il resto. Esigevo troppo da me stessa. O sono stata troppo sciatta e troppo fiacca per rincorrere quello che volevo. Questo resta da stabilire.

Ho buttato via un semestre perchè non volevo amici. Perchè non volevo fidarmi, affezionarmi, sentirmi tradita, stare male. Sono scappata via da qui tutte le volte che ho potuto, ho detto e fatto il meno possibile, sono mancata tutte le occasioni in cui avrei dovuto esserci.

Ho buttato via un semestre perchè nonostante questo, ho trovato una persona che quando sono stata costretta a ritornare, mi è venuta a prendere all’areoporto e ha cucinato per me, perchè sapeva come mi sentivo.
Ho trovato una persona che mi ha cercato per un mese su un telefono spento e poi è venuta direttamente in camera mia per capire se c’ero, come stavo.
Ho trovato una persona che ha cercato di aiutarmi allo sfinimento per un esame, che ha capito quando era ora di spronarmi, di mandarmi a letto, e di passarmi i fazzoletti.
Ho trovato una persona che mi ha fatto la spesa perchè sapeva che non avevo tempo di farla e che non avrei mangiato, e mi ha comprato il sugo alla bolognese perchè si ricordava che odio il pesto.

Credo che nemmeno loro sapessero quanto poco ci sarebbe voluto per ferirmi, per farmi allontanare, per darmi un pretesto per scappare. Che stavano camminando su un filo quasi invisibile e non so come, ce l’hanno fatta lo stesso.

E credo che ci volesse coraggio per andare a letto a dormire tranquilli,stasera.

Imparerò.

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Das Gemüt.

Sono tornata a Tolosa.
E continuo a ripetermi che qui sto bene, che conosco gente, che imparo (?) una nuova lingua, che nessuno nella storia è mai stato scontento di essere in Erasmus.
E la verità non la so neanche io, non lo so davvero dov’è il mio posto.
So solo che la mia autostima è crollata da mesi ormai, perchè sono circondata da gente molto più dotata di me per le lingue, perchè non trattengo le parole nuove, perchè certe persone mi mancano sempre e costantemente, perchè adesso dovrei studiare e non riesco ad aprire il libro, perchè quando sono qui ho letteralmente il terrore di stare da sola. Perchè quando succede, escono interventi come questo.
Io odio la distanza.

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